Il Programma di Chiara Mariotti


Mi candido per portare avanti con Liberi E Uguali le battaglie che più mi stanno a cuore – e che già combatto tutti i giorni col mio lavoro e il mio impegno civile: la lotta alle disuguaglianze economiche e di genere; per un’Europa più democratica, sociale e solidale, anche e soprattutto per tutti i cittadini europei e italiani che soffriranno le conseguenze della Brexit; per portare al centro del dibattito politico italiano la questione delle migliaia di italiani costretti a emigrare dalla crisi che attanaglia il paese.

1.La mia lotta alle disuguaglianze

Viviamo in un sistema ingiusto che ha raggiunto grotteschi livelli di diseguaglianza. Di tutta la ricchezza creata nel mondo nel 2017, l’82% è andato all’1% più ricco della popolazione, mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento. In Italia, il 5% più ricco della popolazione detiene quasi il 40% della ricchezza totale. Ci sono adesso 5 milioni di poveri assoluti in Italia, e un bambino su otto vive in povertà assoluta.

Tutto questo è inaccettabile. L’Italia ha bisogno di un’economia che favorisca i lavoratori, non i ricchi e i potenti. Per questo, mi impegno per raggiungere:

#giustiziafiscale

Rendere la tassazione più progressiva, spostandone il peso sui cittadini più abbienti e sui percettori di grandi ricchezze e le imprese multinazionali, e allo stesso tempo assicurarsi che le risorse così generate siano utilizzate per garantire a tutti accesso a servizi essenziali di qualità (salute, istruzione e previdenza sociale).

#redditouniversale

Lottare contro la povertà estendendo il reddito di inclusione alle categorie che ne sono attualmente escluse, per creare un vero e proprio reddito minimo garantito universale, che permetta una vita dignitosa per tutte e tutti, incluso bambini, disabili e anziani e donne impiegate in lavoro domestico.

#questionemeridionale

Ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud, con una grande campagna di investimenti in infrastrutture e in energie rinnovabili, in cui lo Stato è presente nel supportare le nuove piccole imprese che valorizzano il territorio, la cultura e i saperi locali. Seguendo l’impegno di Libera, supportare l’imprenditoria giovanile con programmi integrati di lotta all’illegalità e al contrasto della criminalità organizzata.

2. La mia battaglia di resistenza europeista

Oltre a minacciare il futuro economico e l’unità territoriale e politica del Regno Unito, la Brexit mette a rischio i diritti sociali, civili e politici di tre milioni di cittadini europei immigrati o figli di immigrati residenti in Gran Bretagna, e di oltre un milione di cittadini britannici in Europa. Per questo occorre riconoscere che la Brexit è un problema europeo e sostenere gli sforzi delle tante associazioni che si battono per difendere i diritti di cittadinanza europea, come the3million, Together Forward e i British in Italy. L’Italia deve prestare attenzione alla Brexit non solo per difendere gli 800 mila cittadini che vivono tra Regno Unito e Irlanda, ma anche perché il suo futuro è profondamente legato a quello delle istituzioni comunitarie.

Come cittadina Italiana nel Regno Unito da più di dieci anni, mi batto perché:
#BrexitMeansResist

La comunità italiana nel Regno Unito deve essere difesa in Parlamento, con un rappresentante che segua da vicino le negoziazioni e si faccia portatore delle istanze delle comunità italiane in Gran Bretagna, incluso di quelle più vulnerabili a rischio di vedere i propri diritti negati a seguito della Brexit (come studenti, donne impiegate in lavoro domestico non retribuito, coppie omosessuali che hanno adottato). Lottare perché i diritti di cittadinanza europea siano garantiti a tutti in egual modo, indipendentemente dalla loro data di arrivo nel Regno Unito, evitando la creazione di cittadini di serie A,B e C.

#EuropeMeansFreedom

Prima, durante e dopo le negoziazioni della Brexit serve difendere la libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione e del Regno Unito, che va garantita indipendentemente dal loro stato lavorativo. Bisogna porre fine alla barbara pratica di deportazione dei cittadini incapienti e senza fissa dimora. Serve inoltre superare la convenzione di Dublino e garantire un diritto di asilo europeo e libera circolazione a tutti coloro i quali è concesso.

#EuropeMeansJustice

Ricostruire la fiducia dei cittadini nell’Unione Europea a partire da un social compact che aumenti il budget per le politiche sociali, in vista della creazione di una politica fiscale comune. L’Europa deve sviluppare una sua capacità di tassazione, a partire dalla riduzione dell’evasione e l’elusione fiscale dei grandi detentori di ricchezza e delle multinazionali, e dall’eliminazione dei paradisi fiscali. E’ anche tempo di introdurre la carbon tax, la web tax e la tobin tax, da usare per spesa pubblica in ‘beni pubblici’ continentali come infrastrutture, ricerca, energie rinnovabili, territorio e sicurezza.

3. Un’economia che funziona per le donne

Tutti i giorni, le donne, subiscono il più grande furto della storia: in media, nel mondo guadagnano il 23% in meno degli uomini. Questo divario è dovuto a numerosi fattori che includono la sottovalutazione del lavoro delle donne, la mancata remunerazione del lavoro domestico, la minore partecipazione al mercato del lavoro, il livello di qualifiche assunte e la discriminazione. La situazione è particolarmente grave in Italia, dove il tasso occupazione femminile non arriva nemmeno al 50%, e sempre più donne abbandonano il posto di lavoro dopo la maternità: nel solo 2016, 25,000 donne si sono licenziate per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

Voglio battermi per valorizzare il vero potenziale inutilizzato dell’Italia, le donne, e creare un’economia che funzioni per gli uomini come per le donne:

#welfaredigenere

Il sistema di welfare è il primo supporto all’uguaglianza di genere e alla genitorialità. Serve investire in asili nido in tutto il paese, per permettere ai genitori di conciliare lavoro con la cura dei figli. Serve anche un sistema sanitario che permetta alle donne di essere pienamente padrone della propria salute riproduttiva e sessuale. A questo proposito è assolutamente indispensabile partire dalla piena applicazione della legge 194, ad esempio assicurandosi che almeno il 50% del personale medico negli ospedali pubblici non eserciti l’obiezione di coscienza. Bisogna ripensare le politiche economiche in un’ottica di genere, per esempio attraverso bilanci di genere che tengano in considerazione l’impatto su donne e bambine delle scelte di spesa pubblica.

#pareggiamoiconti

Correggere il divario salariale tra uomini e donne rendendo più facile la piena partecipazione delle donne al lavoro. A tal fine occorrono forme di lavoro flessibile a tutti i livelli di carriera, l’estensione del congedo paterno obbligatorio e una maggiore copertura economica del congedo parentale. Serve anche maggiore trasparenza nella determinazione dei salari e delle progressioni di carriera.

#ilpoteredelledonne

Serve una rivoluzione culturale per raggiungere una maggiore presenza femminile nella politica, nell’economia e in posizioni dirigenziali in tutti i settori. Per questo sono necessarie campagne di comunicazione e di educazione sentimentale e alle differenze nelle scuole così come nelle aziende, dirette agli uomini così come alle donne.